lunedì 24 dicembre 2018

The Game: un invito alla riflessione


Nell’anno 2010 pubblicai C’era una volta la psicanalisi. Era un testo che - dalla privilegiata finestra dalla quale, come psicanalista, mi era concesso di osservare l’anima dell’uomo contemporaneo - registrava la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. Ero scettico sulla valenza positiva dei valori e dei principi dei quali questo Mondo Nuovo sembrava farsi portavoce, ma non volendo rischiare di dare voce allo scontato malcontento degli anziani - per i quali: “Eh… ai miei tempi…” è sempre stata la frase più ricorrente - mi volli confrontare con alcuni dei migliori rappresentanti del pensiero moderno.
E, tra questi, per primo, scelsi Alessandro Baricco e il suo allora emergente: I barbari.
Devo confessare che adoro Baricco. Adoro i suoi romanzi – anche se ho sempre distinto tra forma (sublime) e contenuti (spesso evanescenti) – adoro le sue performance teatrali (Cyrano de Bergerac tra tutte) – e senza dubbio lo apprezzo come uomo di cultura e come docente. Ma non sono quasi mai andato d’accordo con i pensieri a cui approda.
I Barbari, comunque, era un testo brillante e provocatorio che costringeva al dubbio qualunque lettore onesto e coerente con sé stesso. In sostanza, accusava tutti coloro che avevano paura dei nuovi paradigmi che si annunciavano alla porta della storia di essere reazionari e pusillanimi, di non avere forza e intelligenza sufficienti per comprendere il futuro, e di riciclare quell’accusa di barbarie con la quale da sempre il Vecchio ha tentato di difendersi dal Nuovo che avanza. Tutto questo raccontato con maestria, grazia, ironia e tanto acume, come solo Baricco sa fare.
Come non vacillare?
 Nel mio libro misi a confronto il suo pensiero con le tesi di Zygmunt Bauman, di Benjamin Barber e di Umberto Galimberti… riflettei non poco su tutta la faccenda ma, alla fine, lasciai la cosa in sospensione. Non ero convinto! Ammesso e non concesso che la civiltà greca incarnò “i barbari” per la luminosa cultura egiziana morente, quella romana “i barbari” per la raffinata ma esausta cultura greca e quella germanica “i barbari” per la possente, pragmatica ma agonizzante civiltà romana, non riuscivo proprio a convincermi che “semplice, leggero e sempre più veloce”, come valori della nuova epoca storica che stava soppiantando il ‘900, potessero rappresentare qualcosa di valido in sé. Cioè a dire, valori e parametri capaci di dare senso e significato alla nostra avventura umana.
Certo… poteva benissimo darsi che fosse proprio questa negazione di senso, significato e più profonda coscienza il Valore di cui non riuscivo a riconoscere il valore… ma se così era, mi stava bene essere ritenuto (e ritenermi) un dinosauro che – pur non essendo mai stato un reazionario ancorato al passato - criticava l’avvento del nuovo mondo edeplorava l’estinzione del proprio. E, approfittando del lavoro che facevo, alla fine mi convinsi che, come sempre, sarebbe stato l’Uomo ad emettere la sentenza finale perché, in genere, chi si nutre in modo sano gode di una discreta salute, mentre chi si nutre di cibi adulterati spesso fa una gran brutta fine.
Spero che la metafora sia chiara per tutti.

Passano nove anni.
Dalla mia speciale finestra di osservazione vedo ombre sempre più oscure dilungarsi nell’anima umana… e sì che sono quarant’anni che la osservo, e di nefandezze ne ho sempre vedute molte… ma, finora, mai così ampie, e dense, e spesse… ombre che tutto sembrano avvolgere.
In libreria esce il nuovo libro di Alessandro Baricco: The game.
È uno studio attento e minuzioso del Nuovo Mondo che i barbari hanno appena instaurato, dopo aver distrutto e fatto a pezzi il vecchio. Alessandro ne è entusiasta.
Inutile dirlo… compro il libro e lo leggo, tutto di un fiato.
Bellissimo! Impeccabile! Scritto con uno stile coinvolgente e colloquiale… come se il suo autore stesse parlando proprio con te e solo con te che lo leggi. Innovativo nella forma – basta guardare la cura e la raffinatezza con cui sono proposte e disegnate le mappe del Nuovo Mondo – brillante, ironico e graffiante come solo lui sa fare e, cosa del tutto nuova, ricco di percezioni acute e originali sulla nuova realtà.
Impossibile non complimentarsi con il suo autore. Impossibile non consigliarlo a quanti amano (e sanno) pensare con la propria testa e confrontarsi a viso scoperto con i temi della propria epoca.
Peccato che, ancora una volta, non mi trovo d’accordo con lui.
Ma è un degno avversario. Un uomo che stimo e un artista di tutto rispetto.
Merita perciò, per quello che può valere, che io spenda due parole per giustificare il mio dissenso.
E mi fa piacere iniziare ratificando quella che, forse, è la sua più geniale e innovativa osservazione. Perché, scrive Alessandro - spero non si dispiaccia se da ora in poi lo citerò per nome... Io sono pur sempre un dinosauro e lui un Puer Aeternus (è un complimento) - presentando il Game, non è la rivoluzione tecnologica che sta modificando la coscienza dell’uomo, piuttosto è stata proprio una Coscienza Altra, nuova, inedita, giovane e diversa, come emergente dal sottosuolo, che ha generato il sommovimento tellurico che ha fatto sprofondare il vecchio mondo e che ha sospinto verso l’alto nuove costole montagnose.  Il digitale, dunque, sarebbe l’effetto e non la causa del mondo futuro che tutti abiteremo un giorno.
Bellissima immagine!
Straordinaria, nella sua capacità evocativa.
“Un nuovo tipo di intelligenza, come emergente dal sottosuolo…”
Quella di Alessandro è un’intuizione visionaria. Va presa con estrema attenzione. È possibilissimo che ci fosse un mutamento coscienziale in atto, precedente la scoperta del Game… Sì, è possibile! Una mutazione sotterranea che ha cavalcato l’immane sofferenza umana derivante dalla rigidità ed esclusività che le élite del potere politico, della cultura, della economia e della religione del ‘900 avevano imposto alla maggioranza degli uomini.
Sì! È possibile… solo che, abituato come sono a ritenere “una intelligenza” sempre spettante ad un soggetto che la esercita, mi è venuto subito da chiedermi a Chi potesse appartenere tale Intelligenza sotterranea? Chi fosse il Soggetto che, come Ades, prorompendo dal sottosuolo, fosse venuto a rapire la già tormentata anima (Persefone) dei nostri tempi.
Naturalmente mi si potrebbe contestare che il “Chi” con la maiuscola rende manifesta la visione del mondo sulla quale mi fondo. Ma è ovvio! Non oserei mai negarlo. Sono pienamente consapevole della visione “scientifico spirituale” del mondo sulla quale fondo i miei pensieri. Ma si dovesse mai credere che Alessandro non ne abbia una sua e che per chissà quale miracolo possa invece parlare come un Deus ex macchina. Anche lui, come tutti d'altronde, possiede una visione del mondo sulla quale fonda i propri pensieri… solo non sarei così sicuro che lui conosca i presupposti gnoseologici ed epistemologici sui quali si basa, così come io conosco i miei.
Ma affrontare questa diatriba ci porterebbe troppo lontano.
Torniamo piuttosto al Game e alla bella descrizione di come una misteriosa forza sotterranea abbia scavato tunnel sotto le torri di potere del vecchio mondo e le abbia fatte crollare, spingendo poi verso l’alto nuove costole montagnose. Massicci, cime e rilievi che oramai, a distanza di anni, hanno finito per costituire un territorio del tutto nuovo. Davvero stupende le mappe di questo Nuovo Mondo tratteggiate da Alessandro…  distribuite in modo progressivo nel testo e, dunque, nel tempo, così da permettere a chiunque di visualizzare il fluire del movimento sotterraneo che le avrebbe generate.
E la visione d’orizzonte che dalla cima di quelle vette si lascia ammirare è sublime…
Peccato, ancora una volta, che io rimanga dubbioso sullo spettacolo che il testo offre ai miei occhi perché, in un certo senso, è come se i miei peggiori incubi avessero preso forma. E vita.
Proverò a descriverne qualcuno. Chissà che non mi riesca di esorcizzarli.
Dunque… le particolarità specifiche del Game sono la semplicità, la leggerezza e la velocità delle informazioni che, in pratica, prima hanno diluito il vecchio mondo e infine lo hanno smaterializzato. Alessandro ne è entusiasta… mentre a me, qui, sembra di riconoscere l’intenzionalità di Qualcun Altro il cui scopo, non dichiarato, potrebbe essere proprio quello di sedurre i più poveri di spirito e relegarli per sempre nel virtuale.
Di fatto, bisogna riconoscere che la nuova postura, uomo-tastiera-schermo, che con l’IPhone – ci racconta Alessandro – si spinge a realizzare quasi una protesi bio-meccanica dell’organismo umano, in molti casi diviene totale dipendenza. Ma io non parlo qui dell’infarto che quasi mi coglie (a me, adulto e vaccinato) se per caso esco di casa per andare al lavoro e ho dimenticato il cellulare sul comodino (e pensare che fino al 2000 ancora non ne avevo mai comprato uno). No! Mi riferisco a tantissimi di quei giovani che nel Game ci sono nati, ne fanno un uso quasi solo godereccio e vi stazionano perennemente, con ciò amplificando la propria originaria stupidità. Non dovrebbe essere un caso, infatti, se ovunque, nel mondo, sono cominciate a sorgere vere e proprie cliniche per tentare di curare con l’astensione forzata la “dipendenza dal virtuale” di questi poveri giovani. D’altra parte, mettere un qualsiasi Tool elettronico in mano a ragazzini di quattro o cinque anni (a volte anche più piccoli) significa svilupparne sì l’intelligenza, ma solo quella associativa, a discapito di quella creativa e di quella concettuale.
Pensavo che Alessandro lo sapesse ma, forse, l’entusiasmo lo ha distratto da questo particolare.
 Un altro punto interessante: ci sarebbe da parlare della verità-veloce che, almeno secondo il nostro autore, andrà sostituendo quel tormentone di cui gli uomini si sono sobbarcati dal giorno in cui sono apparsi su questo mondo: qual è la Verità?
Troppo macchinosa e faticosa una ricerca in tal senso. Vuoi mettere – scrive Alessandro, e l’esempio che porta (quello del libraio di Lorient) è un capolavoro di letteratura – prendere una notizia errata, lanciarla a velocità vertiginosa nel Web, e poi assistere a uno strano fenomeno di conferma che è però l’effetto dell’errore iniziale. Caspita se è geniale Alessandro. Che ce ne facciamo di una Verità presunta Vera, difficile da rintracciare, immobile, ferma nel tempo, quando sarà possibile crearne a dismisura di veloci, snelle, valide finché durano e funzionali alla nostra superficialità? Il Game è troppo fluido per potersi permettere la ricerca della Verità e troppo avanzato (sic!) per potersene accontentare. Perciò, scrive Alessandro, ha prodotto un suo proprio modello di verità (mi dev’essere sfuggito che la Verità fosse relativa e che ognuno potesse costruirsene una propria) e ne ha modificato il design che, così facendo, ha perso esattezza e precisione ma ha guadagnato in sintesi e velocità.
Bah…
Se davvero Alessandro è convinto di ciò che dice, mi sembra inutile starne a discutere. Non posso negare, tuttavia, che in me la cosa genera una certa inquietudine.
Passiamo quindi ad un altro argomento, anche questo scottante.
Sembrerebbe, infatti, che anche il nostro autore si sia accorto di come, nel processo di liberazione dalle élite del passato, dai vecchi sacerdoti, dagli esperti, dai padri e dai padroni, la nuova umanità ne abbia tratto una rinnovata concezione di sé… una grandiosa e ingiustificata concezione di sé, azzarderei io, che non trovando più contenitori né confini, ha superato un certo limite e si è tramutata prima in “Individualismo di massa” e, infine, in “Egoismo di massa”.
Alessandro, però, sostiene che i padri della rivoluzione tecnologica non avessero tale egoismo… “Individualismo sì, ma egoismo no!” - scrive lui.
Che dire? Ancora una volta sembra convinto. E il fatto che Mark Zuckerberg, Larry Page, Sergey Brin, Bill Gates, Jeff Bezos, Steve Jobs e Lerry Ellison (l’ordine è casuale, non va per miliardi di dollari accreditati) in realtà si siano sostituiti alle vecchie élite e chi più chi meno siano intenzionati ad implementare i loro possedimenti, per Alessandro sembra normale. A me, vecchio dinosauro, sembrano uguali agli altri e, come ipotetica diagnosi, azzarderei: “bulimia egoica”… o, almeno, “bulimia monetaria”.
Ma, appunto, io non faccio più testo. E ringrazio l’autore, con sincerità, per la geniale percezione del concetto di “egoismo di massa” (perché qui devo confessare che io ne avevo intuito i contorni, ma il concetto non ero riuscito a metterlo a fuoco).
Come che sia: un egoismo che, oramai, sta contaminando il Nuovo Mondo sfornando masse di giovani nullafacenti e nulla sapienti i quali, però, sognano di diventare miliardari quasi per magia, inventando una App o sfondando il banco dei Bitcoin. Io e i miei colleghi ne incontriamo a decine, e centinaia sono invece le famiglie che di questa indifferenza culturale dei figli ci parlano.

Insomma… potrei continuare ancora per molto con le mie perplessità rispetto al Game e al Mondo Nuovo che ne è scaturito. Più che mai Alessandro non mi ha convinto ma, anzi, ha fortificato i miei dubbi sull’aurea di quest’epoca. La realtà però è questa e, dunque, potrei finirla qui.
Ma un’ultima critica mi sembra d’obbligo. Quella sul suo tema di fondo: “Venivamo da un disastro…” scrive Alessandro, perché in nome di valori e principi irrigiditi e letali, guidati da élite di potere chiuse e inaccessibili, verso la metà dell’ultimo secolo fummo trascinati in due guerre mondiali letali che produssero milioni e milioni di morti. L’incubo del ‘900 giustifica il Game - scrive sempre Alessandro – che, tuttavia, non fu una rivoluzione frontale bensì sotterranea. Una rivoluzione che sostituì allo scontro violento e sanguinoso (proprio di tutte le rivoluzioni passate) il rifiuto di ubbidire alle vecchie regole. I suoi creatori smisero semplicemente di giocare al vecchio gioco e si inventarono un gioco nuovo, apparentemente senza altre regole che non fossero quelle della semplicità, leggerezza e velocità. L’incubo del ‘900 era stato debellato.
Che bel racconto! Davvero fantastico…
Ma… Ohi… Alessandro… ci sei? Ma in quale pianeta vivi? Davvero ti sembra che i primi diciotto anni del Mondo Nuovo non siano stati abbastanza violenti e feroci?
- Diciassette anni di guerra in Afghanistan, come ritorsione del popolo più guerrafondaio del mondo a un attentato sul quale, oltretutto, pesano gravi sospetti di autenticità.
- La nascita dell’ISIS e del terrorismo globale, a tutto campo (anche, e soprattutto, grazie alle nuove possibilità offerte dal Game).
- La gratuita aggressione della Libia e l’uccisione di Gheddafi, solo per evitare che sorgesse una moneta africana in grado di contrastare il monopolio del dollaro americano e permettere ai soliti stati canaglia di allungare le mani sui suoi giacimenti di petrolio.
- Il vergognoso e sanguinoso attacco della Siria da parte dei soliti noti, solo per spodestare Bashar al-Assad colpevole di non volersi proprio piegare – ma come si permette? - ai desideranda economici di coloro che ancora dominano il mondo.
- La guerra nella Repubblica Democratica del Congo, ben più orribile, violenta e sanguinosa di tutte quelle mai combattute su quel tormentato continente. Non a caso denominata “Guerra Mondiale Africana” per la presenza di ben sei Paesi estranei (e sono sempre gli stessi) che si contengono i ricchi giacimenti di oro, di diamanti e, soprattutto – ascolta bene Alessandro – di coltan. Proprio quello che serve al Nuovo Mondo per costruire sempre più Tool elettronici con i quali dilettarsi.
- La recentissima guerra nello Yemen dove, indifferenti alla strage di migliaia di civili indifesi e bambini innocenti, nove paesi arabi sunniti, guidati dall’Arabia Saudita e appoggiati dagli Stati Uniti (ma guarda… sempre loro) e dai guerriglieri dell’ISIS, combattono i ribelli sciiti Huthi, appoggiati (si suppone) dall’Iran e dalla Russia. La contesa, al di là di tante menzogne, riguarda il controllo delle rotte del petrolio. Dimenticavo… la guerra si combatte anche grazie alle ingenti forniture di armi italiane, distribuite a destra e a manca. Perché per noi, come un po' per tutti in questo Nuovo Mondo, quello che conta è il profitto.
- L’ancor più recente recrudescenza del conflitto tra Israele e Palestina.
E poi ci sono la guerra in Ucraina, in Somalia, in Sudan, in Kurdistan, in Iraq, in Nepal, in Indonesia.
Che c’è… Alessandro, visto che non è più in Europa (almeno per ora) la guerra è meno guerra?
O forse ti sei fatto incantare dal termine: “Guerre di Pace”?
O solo perché Obama è stato il primo giocatore al mondo a vincere al Game, vogliamo chiudere gli occhi di fronte al numero delle guerre che tale esimio premio Nobel per la Pace ha scatenato?
Insomma… il Mondo Nuovo non si presenta proprio bene…
E non mi basta, sai, che in chiusura del tuo bellissimo libro (perché un bellissimo libro rimane, al di là di tutto, e le persone intelligenti dovrebbero leggerlo) non mi basta che tu te n’esca auspicando che presto un'altra intelligenza ancora, Femminile questa volta, Umanistica, di memoria non americana, composta da talenti cresciuti nella sconfitta e da menti emarginate, possa riuscire ad entrare nei processi di produzione del Game futuro. Perché non sono sicuro che proprio il Game lo permetterà. Perché tutta la memoria e le figure mentali che, come dici tu, gli abitanti del Game si sono messi a raccogliere, non sono poi così sicuro che potranno essere rielaborate da uomini e donne che, magari a causa del cattivo uso del Game, rischiano però, di fatto, di essere diseducati a pensare con la propria testa e di riuscire a compensare la dissoluzione dell’Infinito, la perdita della Verità e l’insostenibile leggerezza dell’essere che finora ne sono risultati. Non sono convinto che la post-esperienza (o vibrazione, come la chiami tu) sia accessibile a tutti i fruitori del Game… di certo non a quelli che solo ci si baloccano (e sono molti), né a quelli che hanno imparato a surfare leggeri tra la data di nascita di Platone e il supposto numero delle stringhe nei multiversi della meccanica quantistica… piuttosto, io credo invece che la post-esperienza sarà possibile solo a quelli che, almeno in parte, saranno stati ri-educati alla lentezza, alla profondità e alla paziente e faticosissima ricerca della Verità.
Vedremo…
Come scrisse Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza”.


giovedì 23 novembre 2017

Due “sottili” esperienze napoletane




La prima: Abbiamo deciso di regalarci un fine settimana artistico-culturale nella meravigliosa città di Napoli. Così, sabato mattina, dopo aver vagato tra i palazzi del centro storico della città, ci rechiamo alla cappella di Sansevero, per contemplare il capolavoro di Giuseppe Sanmartino, il “Christo velato”. Ammetto che non ci eravamo informati affatto sul “dove” avremmo trovato la scultura marmorea e “cosa” rappresentasse quel luogo. Così la sorpresa è totale, perché l’ideatore della cappella fu il principe Raimondo di Sangro, massone, alchimista, scienziato e inventore che intese farne un “luogo iniziatico”. Cioè a dire un luogo architettonico in cui gli spazi, gli affreschi, le statue e ogni minimo altro particolare, avessero la proprietà di occasionare nel visitatore un’esperienza trascendente. Non a caso, perciò, nel suo testamento, il principe pregò gli eredi di non modificare il più piccolo dettaglio della cappella. Peccato che nel 1889 un’infiltrazione d’acqua facesse crollare il camminamento posto tra la dimora privata del principe e la cappella, rovinando tutto il pavimento di quest’ultima.  Si trattava di un mosaico di marmoree tarsie policrome all’interno delle quali era incastrata una linea di marmo bianco, continua e senza giunture. L’opera, ideata dallo stesso principe, rappresentava un “Labirinto” (il labirinto dell’anima) ed era così complessa e articolata che nessun restauratore, in seguito, fu più capace di ricostruire.
Nonostante questa ragguardevole mancanza e l’ingombrante afflusso di pubblico, che impedisce qualunque raccoglimento su se stessi, l’affresco del soffitto (Gloria del Paradiso di Francesco Maria Russo), le statue delle virtù (tra cui spiccano La Pudicizia e il Disinganno), tutto il resto dell’impianto statuario e, infine, il Christo velato al centro della sala, hanno conservato qualcosa della loro sublime capacità evocativa. E mi permetto di credere che la statua centrale alludesse alla possibilità che il visitatore preparato realizzasse una ben precisa esperienza occulta.
Tuttavia, mentre ci guardavamo attorno stupiti e commossi, ancor più siamo stati rapiti da un particolare quasi nascosto, pur nella sua ostentata evidenza, contenuto nell’altorilievo dell’altare maggiore. Un’opera, guarda caso e chissà perché, che nessun turista presente degnava di uno sguardo. Si tratta di una bellissima e impressionante Deposizione di Francesco Celebrano che, in pratica, occupa tutta l’altezza della parete di fondo della cappella. In basso e al centro, piccoli rispetto all’intera scultura, due Putti offrono, al visitatore attento, una sorta di Sindone (o meglio una Veronica) che, essendo di metallo dorato su sfondo marmoreo, “sembra forare” la scena. Tralascio di dilungarmi sull’uso dell’oro, nell’arte, come rimando diretto a dimensioni spirituali “altre” rispetto a quelle fisico sensibili.
Come se non bastasse, però, il Putto in secondo piano solleva in alto il dito indice della mano destra, nello stesso identico modo con cui Raffaello raffigurò Platone nel suo celeberrimo quadro “La scuola di Atene”. Un gesto che, nella simbologia occulta, in genere richiama la presenza dell’Io.
Insomma… ci sono tutti i presupposti affinché, dopo la visione del “Christo velato” al centro della sala, l’esperienza che il principe di Sangro voleva provocare potesse e dovesse essere completata dalla devota contemplazione del volto aurico del Cristo che “buca” la parete scultorea della Deposizione.









La seconda: la mattina seguente, prima di ripartire per Roma, decidiamo di andare ai locali del Pio Monte della Misericordia dove, ci avevano detto che avremmo trovato il meraviglioso “Sette Opere di Misericordia” di Caravaggio e altri prestigiosi dipinti sullo stesso tema realizzati da alcuni grandi artisti della “scuola napoletana” del seicento.
Contemplare un “Caravaggio” suscita sempre una certa emozione… ma le sette opere che circondano il quadro (la chiesa è a pianta ottagonale) non sono certo da meno.


La visita però prosegue nelle sale superiori dove, nella così detta Quadreria sono conservate all’incirca 144 grandi opere che vanno dal XV al XX secolo.
In realtà sono quasi tutte opere pittoriche classiche, salvo alcune modernissime, raccolte in un paio di sale. Quest’ultime spaziano da una serie di tele con colori mischiati e sparpagliati con molta cura (dicono) a una lastra semimetallica con una piccola pietra dorata incastrata ad un terzo dell’altezza. Oppure da due materassi usati, sdruciti, ripiegati e legati con uno spago ad un espositore per abiti con sette stampelle e sette canottiere di diverso colore con su scritto: “dar da bere agli assetati”, “seppellire i morti”, “soccorrere i bisognosi” e così via.
Ora… se proprio si vuol scherzare, lo si faccia pure. Non c’è motivo alcuno per scandalizzarsi. Gli artistoidi da strapazzo che in questo modo sbarcano il lunario nelle “personali” di New York o di Berlino hanno pur diritto alla loro libera espressione a alla presa per il culo di quanti si lasciano incantare dalle loro cialtronerie.
Quello che abbiamo trovato invece raccapricciante sono gli “scappellamenti critici” che accompagnavano quelle presunte opere e che rimpiango di non aver fotografato con il cellulare per poterle riportare integralmente.
Ma il senso era pressappoco questo: “Colore a olio versato in abbondanza sulla tela, per essere poi spatolato come percorso artistico che va da Piero della Francesca al Caravaggio in un susseguirsi di dolcezza, fermezza e violenza che l’artista ha poi sublimato”.
Oppure: “ Canottiere della Misericordia che, nella loro pochezza espressiva, raccontano la condizione di abbandono e trascuratezza di queste qualità nell’anima dell’uomo moderno”.
Naturalmente, per ogni così detta opera, l’accuratezza della disamina critica era ben più corposa e articolata, dipanandosi in un susseguirsi di metafore astratte la cui creatività fantasiosa era ben superiore alle opere di cui si occupavano.
E noi ci siamo dovuti chiedere: “Possibile? Fino a queste assolute astrusità può arrivare il pensiero astratto, decerebrato e vuoto dell’uomo contemporaneo? Davvero nessuno si scandalizza, non tanto per queste così dette opere, quanto piuttosto per la pseudo-dignità che un pensiero autocelebrantesi vorrebbe loro conferire? Nessuno si ritira, inorridito, di fronte alla contemplazione di un pensare che ha totalmente perduto se stesso e che ora vaga, applaudito da una folla di mentecatti, senza più rammentare il significato e il senso del proprio brillare nella coscienza dell’uomo?


Insomma… a Napoli abbiamo così realizzato due “sottili” esperienze: quella di un “vuoto” che contiene il Tutto (Io sono la Via, la Verità e la Vita) e quella di un “tutto dialettico” che, invece, contiene il Grande Vuoto. Quello che aleggia sulla nostra povera civiltà moderna.

lunedì 18 gennaio 2016

L’Arabismo e la Donna



riflessioni scientifico-spirituali



Premesso:
1) che ho viaggiato per più di dieci anni in Medio Oriente e che ho conosciuto musulmani dall’animo dolce e gentile che mi hanno onorato delle loro confidenze.
2) che ho studiato l’Islam per tre anni e che, fin dall’inizio, mi convinsi della fenomenologia occulta cui si deve la “rivelazione” del Corano al suo profeta Maometto.
3) che conosco bene le opere di Qassim Amin, Ghaleb Bencheikh, Rita El Kayat, Fatema Mernissi, Magdi Allam, Chahdortt Djavann, Leila Ahmed, Jean P. Sasson e quelle critiche, pro e contro l’integrazione, di Abdelwahab Meddeb, Oriana Fallaci, Tiziano Terzani e Dacia Maraini.
4) che sono persuaso del dato scientifico che nega l’esistenza delle “razze” umane e della loro presunta diversità. Mentre sono convintissimo dell’estremo valore che si cela nel destino delle “Anime di popolo” e nell’intenso condizionamento operato dai fattori culturali e ambientali…
Sperando di non essere frainteso vorrei condividere le riflessioni che seguiranno.

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Buffo però che oggi, prima ancora di dire soltanto A, ci si senta in obbligo di proteggersi le spalle come io ho fatto nella speranza di promuovere una discussione approfondita e non animosa sui fatti storici di cui siamo testimoni. Ironico – o forse drammatico - che abbia sentito l’esigenza di farlo, ben sapendo che servirà a poco in questo clima di “bassa tifoseria” che imperversa nel web o sui giornali (virtuali o meno), dove non c’è traccia alcuna di un’autentica riflessione del pensiero e tutto è rimandato a quel che resta dell’antica appartenenza a una ideologia anziché ad un'altra. Dove allo sforzo di una penetrazione conoscitiva dei fenomeni in atto si sostituisce lo scontro tra il fare grossolano, reattivo ed esagitato della Destra e il dire solo politicamente-corretto della Sinistra.
Peccato sia così! Perché se l’immigrazione islamica in Europa è un fatto, il problema dell’estrema difficoltà dell’integrazione di queste genti non potrà essere risolto se non si penetrerà il suo più profondo significato e non si arriverà ad intravedere a quale livello spirituale la battaglia dovrebbe essere condotta.

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Nel 1915, nel cuore della prima guerra mondiale, il fondatore del movimento scientifico spirituale antroposofico, Rudolf Steiner, portò in numerose città (Zurigo, Hannover, Brema, Lipsia, Norimberga) delle conferenze che riecheggiavano sempre lo stesso, identico contenuto. Affranto e turbato per il costo di vite umane che la guerra esigeva, Stainer si sentì responsabilizzato dagli eventi a svelare agli uomini predisposti a comprenderlo quale fosse il motivo occulto di quel drammatico contendere. E riallacciandosi a un precedente ciclo di conferenze che lui stesso aveva tenuto nel 1912 a Kristiania sulla missione delle Anime di Popolo, ricordò come al popolo tedesco e, più in generale a tutta la Mitteleuropa, fosse stato affidato il compito di incarnare e perfezionare lo sviluppo dell’anima cosciente. Forte del contributo di artisti e pensatori quali furono Goethe, Novalis, Schelling, Fichte, Hegel e quant’altri, la Mitteleuropa, infatti, avrebbe dovuto arginare il gretto materialismo allora appena emergente nella corrente anglo-americana e contenere lo spiritualismo profondo ma ancora vacuo, intenso ma privo di una “forma espressiva” adeguata (e dunque indicibile), da sempre presente nella corrente slava.
Perciò la tragedia del 1915, sempre secondo le investigazioni di Steiner, non sarebbe stata altro se non l’espressione sensibile di quella ben più terribile guerra che nei mondi superiori vedeva il “Serpente di Midgard” tentare di stritolare tra le proprie spire (una alimentata dalle correnti del nord-ovest anglo-americano, l’altra da quelle del sud-est slavo) i viventi valori e i viventi principi della più spirituale Mitteleuropa.
Steiner morì nel 1927 e mancano perciò sue ulteriori investigazioni, ma è più che probabile che gli eventi denunciati abbiano continuato il loro corso fin oltre la seconda guerra mondiale e che l’attuale Europa (quella dei nostri giorni) abbia quasi completamente smarrito il ruolo di centralità spirituale che avrebbe invece dovuto saldamente tenere. Almeno fin tanto che la Grande Madre Russia non fosse stata pronta a darle il cambio assumendo quel ruolo centrale che, sempre secondo previsioni occulte, le spetterà nella futura epoca evolutiva terrestre.
Di fatto, gli attuali governanti europei sono già stati completamente asserviti all’immoralità del neo-liberismo finanziario anglo-americano che sta tentando di stritolare il mondo, e solo qua e là, celate nelle pieghe del corrotto mercato europeo, ancora sopravvivono sparute frange di cultura e di pensiero davvero degni di chiamarsi tali.
È in questo quadro di possibile, totale disfatta spirituale dell’Occidente che io credo si possa, anzi, che si debba, tentare di interpretare e comprendere il fenomeno dell’immigrazione dei popoli musulmani nel cuore della vecchia Europa.
Su questo processo in atto tanto si è detto, tanto si è scritto e tanto ci si è accapigliati. Ingiuriandosi l’un l’altro nei modi più feroci, com’è consuetudine nella peggiore tifoseria calcistica di uomini e donne decerebrati. Difficile, se non impossibile, che qualcuno ascolti il proprio presunto nemico, che valuti con animo sereno quel che ha da dire e sia pronto, almeno in parte, a correggere i propri inderogabili assunti. Già alcuni mesi fa, in un articolo intitolato “Ma di che cosa stiamo parlando?” denunciavo questa patetica situazione e, provocatoriamente, avevo proposto una riflessione sui temi lanciati dalle due opposte fazioni sul tema dell’integrazione islamica rappresentate da Oriana Fallaci, da una parte, e Tiziano Terzani e Dacia Maraini dall’altra. Perché mi sembrava, già allora, che la penetrazione conoscitiva del fenomeno non stesse da una parte o dall’altra, bensì al centro, in una combinazione creativa delle due tesi.
L’Analisi della Fallaci, infatti, nonostante un margine di ampia distorsione, dovuta alla sua caratteriale animosità e a quell’inconsapevole parzialità che le ha sempre impedito anche solo di intravedere l’arroganza e la violenza occulta dell’imperialismo americano, contiene alcune osservazioni che meriterebbero comunque di essere prese in considerazione. Come quella sulla più che evidente fragilità delle varie intellighenzie europee che, in virtù di un buonismo di principio, si sono sempre dimostrate incapaci di dialogare con l’Islam ad armi pari. Infatti, nessuna delle libertà che sono state concesse all’Islam sul territorio europeo hanno mai avuto la sacrosanta pretesa di un corrispettivo. I musulmani edificano moschee in tutta Europa mentre nessun’altro popolo ha ottenuto la medesima libertà di espressione nei loro “sacri” territori. Loro possono permettersi di criticare o offendere in tutti i modi i costumi e il Dio propri della cultura nella quale si vanno insediando, ma guai se qualcuno di quella stessa cultura, a loro estranea, si mostra irrispettoso nei confronti dei costumi e del Dio che essi invece venerano.
In questo senso ho paura che fosse corretta l’analisi di Giovanni Sartori quando, nell’articolo apparso nel Corriere della Sera del 20. 12. 2009, rilevava come in nessun paese del mondo la penetrazione islamica, una volta compiutasi, avesse mai accettato l’integrazione. Ma come, piuttosto, avesse sempre preteso la resa incondizionata delle altre culture alla propria.
Come se non bastasse, il politologo italiano avvertiva, in tempi non ancora del tutto sospetti, basandosi sugli scricchiolii che la moderna Turchia voluta da M. K. Ataturk già lasciava presagire, quanto difficile fosse per i popoli musulmani accettare fino in fondo la divisione tra stato laico e stato religioso.
D’altra parte, però, non si può negare che qualsivoglia critica dovrebbe pur sempre riguardare la cultura  o, se proprio vogliamo, i principi e i valori della religione islamica e non gli uomini che li esprimono riunendoli sotto l’antico e assai dubbio concetto di razza.  Personalmente faccio fatica a credere che ancor oggi, dopo gli studi di così tanti scienziati - tra i quali spicca il genetista italiano Luigi Cavalli-Sforza - qualcuno possa fare ancora appello a quella fumosa nozione, mancando invece di osservare come gli esseri umani - al di là di insignificanti tratti corporei dissimili - sviluppino quelle credenze e quegli atteggiamenti che la famiglia, la scuola e l’ambiente sociale propone loro.
Le razze non esistono, come provava a far osservare Dacia Maraini a Oriana Fallaci.
E su questa base scientifica, oggi più che accreditata, mi sento di affermare che non esistono bambini che, alla loro nascita, possano essere definiti cristiani, induisti, ebrei o musulmani. Piuttosto credo che nascano solo dei bambini… i quali, purtroppo, saranno educati a un credo religioso senza alcuna autentica possibilità di scelta.
Le religioni dovrebbero poter essere giudicate. Tutte! Non gli uomini che poi le esprimeranno!
Allo stesso modo non credo sia corretto mancare di prendere in considerazione i drammatici percorsi di vita attraversati da ogni singolo essere umano, anche quelli dei più pericoloso guerrigliero o kamikaze… non solo perché – come ha fatto notare Terzani - sono quei percorsi che li hanno condizionati e plasmati, ma anche perché potremmo scoprire che in un qualche modo siamo stati noi occidentali ad imporglieli. Poco importa se a causa di nostri egoistici e specifici interessi o solo a causa della consueta indifferenza che caratterizza la nostra vita di distratti, pigri e ben pasciuti occidentali. Il risultato è sempre lo stesso. Fu il presidente americano George W. Bush a ordinare la seconda Guerra del Golfo (la prima fu opera del padre) che portò all’uccisione di Saddam Hussein e che, oltre a migliaia di morti, gettò nella miseria più nera un’intera nazione. E il processo “farsa” cui in seguito Saddam fu sottoposto, e la sua frettolosa, ignobile, esecuzione non sono certo riusciti a fugare i sospetti sui vergognosi interessi economici e geo-politici che mossero l’intelligence americana a falsificare l’inchiesta su una sua illecita detenzione di armi nucleari e chimiche. Così come non c’era solo l’interesse di Sarkozy e della Francia nella guerra inscenata contro Gheddafi, bensì come sempre anche quello dell’America. Entrambe non potevano permettere che il Ras libico stesse progettando di liberarsi del CAF (la moneta ufficiale francese valida in tutto il nord-Africa) sostituendolo con una moneta Pan-Africana alternativa, già pronta a entrare in funzione perché sostenuta dall’ingente patrimonio d’oro e d’argento messo a disposizione dell’operazione dallo stesso Gheddafi. Una moneta che, nell’immediato futuro, avrebbe potuto sostituirsi addirittura al petrol-dollaro.
Sui tavoli del “Potere” si sono perciò mischiate le carte e approntate le contromisure.
La verità è che l’Europa, del tutto dimentica della missione che avrebbe dovuto rivestire nell’epoca dell’anima cosciente, serva accattona dell’imperialismo anglo-americano, dopo averne appoggiato le sporche guerre si trova ora invasa da quella stessa massa di povera gente che ha contribuito ad allontanare dai propri territori. All’interno di questa massa si agita di tutto: disperazione, paura, miseria, fame, rabbia, violenza e sete di vendetta.
Ma non è questo il punto. Centinaia, forse migliaia di reportage e articoli ben documentati parlano di tutto questo, e con ben più ampio respiro. Sarebbe sciocco, oltre che inutile da parte mia, riproporre analisi che già sono state fatte sulle complesse cause di questo esodo e sui pericoli che sta generando.
Ma, appunto, non sono i soliti punti di vista che in quest’articolo mi interessa mettere in evidenza. Perché di là dall’impossibile integrazione o meno dei popoli musulmani nella cultura dei popoli ospitanti, di là dalle loro più o meno esorbitanti pretese e anche oltre i pericoli incombenti, rappresentati dagli attentati terroristici realizzati dal fondamentalismo islamico e ora dai ben più motivati guerriglieri dell’Isis, in realtà sono sempre stato convinto che il vero pericolo per tutti noi europei risieda, come aveva indicato Rudolf Steiner, ad un altro livello: quello di perdere definitivamente la forza interiore necessaria per realizzare - nel pensiero vivente - la spiritualità immanente dell’Io.
“L’arabismo - avvertiva a questo proposito Massimo Scaligero in Lotta di classe e Karma, ancora nel 1970 - penetrò in Occidente come sottile impulso a separare l’elemento spirituale dal conoscere rivolto al mondo fisico, onde al conoscere divenne impossibile trovare in sé il proprio Principio”.  Non a caso, specificava Scaligero: “L’Io effimero, secondo Avicenna (che può essere considerato uno dei padri dell’impulso filosofico arabico), è un raggio del divino, che dopo la morte si riassorbe nel divino”. Da qui, come si può capire, la negazione di qualunque valore spirituale intrinseco alla sacralità della singola individualità umana, a tutto vantaggio dell’immenso valore rappresentato dalla comunità dei fedeli. Di qui, le basi metafisiche dell’estremo sacrificio di sé per la realizzazione del Bene Supremo (Allah), immaginato in una realtà trascendente l’umana comprensione.
Ma come ho già detto, non è questo che soprattutto mi interessa.
Come può ben comprendere qualunque moderno ricercatore dello spirito, la rivelazione araba è l’eco tardiva di una remota conoscenza sovrasensibile che, inoculata come germe nel cuore dell’Europa, ha sempre operato occultamente affinché l’Io umano venisse trasceso prima ancora che, grazie all’esperienza del pensare vivente, fosse riuscito ad afferrarsi come Spirito, in piena coscienza di veglia e nella propria immanenza. Almeno in parte, e a ben vedere, l’arabismo fu il responsabile del fallimento della filosofia Mitteleuropea che, con Hegel, seppe intravedere l’esaurirsi della funzione del pensiero riflesso, ma non seppe superarla. Perciò mi sento di aderire pienamente a Scaligero quando sostiene che l’insolubilità dei problemi del presente tempo possa essere fatta risalire all’influenza che l’arabismo esercitò in Occidente, preparando un’inconscia opposizione dell’Io alla percezione di sé, paradossalmente, proprio nell’epoca dell’anima cosciente.
Massimo Scaligero morì nel 1980. Fu risparmiato ai suoi occhi terreni di vedere il degrado in cui si trascina oggi, a soli trentacinque anni di distanza temporale, quell’anima cosciente della quale la Mitteleuropa avrebbe dovuto farsi protettrice.
Ed è in questo degrado che mi sembra di poter cogliere ulteriori, drammatici sviluppi, derivanti dal rapporto che da sempre, e non a caso, il mondo arabo ha intrattenuto con la Donna.
L’aumento esponenziale dell’immigrazione araba nei territori europei e l’incapacità, o comunque la non volontà, dell’arabo esule di “mediare” tra i propri valori culturali e quelli dei popoli ospitanti, soprattutto in merito al rapporto con il mondo femminile rappresenta, a mio avviso, un ulteriore attacco alla missione spirituale dell’uomo europeo.
Prima di andare avanti, però, vorrei ancora una volta provare a proteggermi le spalle: non voglio fare un riferimento specifico, in questa mia ricerca, solo ai presunti fatti del capodanno 2016 a Colonia, Zurigo, Salisburgo, Amburgo, Helsinki e in altre città del nord Europa. Anche se mi sembra ovvio la relazione tra quelle molestie e il “problema” femminile che io credo espresso dall’intero mondo arabo. E ai lettori più curiosi consiglierei comunque l’interessante articolo di Ida Magli su “Libero Quotidiano” di cui allego il link:
Ma ancora una volta, ribadisco, non è questo il punto del mio interesse, quanto piuttosto cogliere il nesso tra il momentaneo ristagno dello sviluppo dell’anima cosciente in tutto il territorio europeo  e gli impulsi presenti nel mondo arabo. Impulsi tra i quali il più pericoloso in assoluto dovrebbe essere ritenuto quello relativo agli aspetti occulti della considerazione che il mondo arabo riserva all’essere della Donna.
Nel 2007, in tempi non ancora sospetti, di ritorno da un lungo viaggio in Turchia, Siria e Giordania, scrissi sull’argomento un lungo articolo intitolato “Il segreto del velo” e in seguito pubblicato come capitolo autonomo nel mio libro “AfricAzonzo”. In quell’articolo, tuttavia, dopo essermi scusato in tutti i modi per la pretesa di voler interpretare gli usi e costumi di una cultura con i paradigmi propri di un’altra, avevo prediletto il taglio psicanalitico. Anche se, per farlo nel più corretto dei modi, avevo comunque usato le riflessioni di autori arabi.
Invitando il lettore interessato alla lettura integrale del mio articolo - del quale allego il link: http://www.pieropriorini.it/index_file/ilsegretodelvelo.html  - mi fa piacere ricordare che già allora, nella speranza di essere riuscito a camminare sulla corda tesa sopra l’abisso dei pregiudizi, avevo sentito necessario concluderlo con le parole: [Senza l’incontro libero con l’Essere della Donna]”…il cammino che separa oggi il mondo islamico dal traguardo della reintegrazione spirituale sarà ben più lungo e tormentato del nostro.”
Oggi, tuttavia, alla fine del mese di gennaio del 2016, sento la necessità di condividere con i miei lettori pensieri che vanno ben oltre il taglio di una psicologia del profondo, sperando con ciò di riuscire a illustrare perché - almeno a mio avviso - la chiusura del mondo arabo nei confronti del Femminile rappresenta il più potente attacco mai lanciato contro la missione spirituale della Mitteleuropa.
Per farlo, però, dovrò partire da lontano: dalla visionaria speranza che Dostoevskij - ne L’idiota  - mette in bocca al principe Miskin:

La Bellezza salverà il mondo!

La speranza, infatti - suggerisce l’architetto Stefano Zecchi nel suo bellissimo saggio: Le promesse della Bellezza - è che di fronte al Bello che si esprime nella natura, nell’arte e nel corpo umano (soprattutto di Donna, io aggiungo) l’anima dell’uomo difficilmente potrà essere sedotta dal Male e, in esso, rimanere rattrappita. Circondato, sopraffatto, violato dal Bello, l’essere umano stupisce… e si ritrova capace di crescere, di migliorare se stesso, perseguendo così quell’unità del Vero e del Giusto cui la Bellezza allude.
Ovviamente, la tentazione di trattenere in una dimensione solo “intellettuale” questi concetti è per tutti noi, ricercatori smarriti, molto forte. Cedervi, però, sarebbe un grave errore. In realtà i tempi sarebbero maturi perché i più coraggiosi tentassero di penetrare conoscitivamente, con un pensiero vivente, il segreto che lega la donna alla Bellezza.
Uno dei primi che azzardò l’impresa fu Pavel Evdokimov nel suo meraviglioso, straordinario libro: La donna e la salvezza del mondo. E nel testo, l’autore - uno dei maggiori teologi ortodossi del secolo passato - forse ispirato in anticipo da quello stesso Spirito di Popolo Russo cui Rudolf Stainer accennava - non mancò di farlo. È vero- scrive Evdokimov - “la bellezza salverà il mondo; non una bellezza qualsiasi, ma quella dello Spirito Santo, quello della Donna avvolta di Sole”.
Ma se lo sguardo visionario dell’autore è rivolto verso il Paraclito, egli non manca di coglierne il riflesso nascosto in ogni donna, perché: “…ogni donna - scrive Evdokimov - quando è veramente una nuova creatura, ha la capacità di generare Dio nelle anime devastate”.
Qualche decina di anni dopo, in pieno Occidente, Massimo Scaligero - poco prima della propria scomparsa terrena - con una poetica sublime che nacque dalla purezza vivente del proprio pensare, dedicò alla Vergine-Sofia il suo saggio più toccante. In esso, l’autore invitava tutti coloro che volessero tentare di uscire subito dalle tenebre di una situazione disperata ad osare la via più semplice: rivolgersi all’immagine della Vergine… la Quale può darsi come autentica esperienza percettiva soltanto in quanto “vestita di sole”. Che è poi la trascendenza del pensiero, la resurrezione dell’idea.
I due ricercatori, quello russo e quello italiano, operavano ad altissimi livelli… tuttavia non persero mai di vista il filo segreto che unisce ogni donna, per quanto comune la si voglia immaginare, alla natura della Sofia.
Dalla lettura attenta, approfondita e meditata dei loro pensieri emerge infatti, a chiare lettere, come la Bellezza possa incarnarsi in maniera del tutto naturale e spontanea nelle donne. La Bellezza è Donna… e tutte le donne, allora, sono belle se, con tale termine, tutti noi fossimo capaci di intendere una Qualità Dinamica che dalla fisicità esteriore può giungere fino alla pre-figurazione immaginativa dello Spirito Santo.
Stando così le cose, non dovrebbe stupire allora la totale chiusura del mondo arabo a questa latente qualità superiore della donna e alla forza che da essa emana. Né dovrebbe stupire la dinamica solo apparentemente banale delle molestie e delle violenze esercitate in quest’oscuro periodo storico contro le donne occidentali. Dietro la banalità degli illeciti sessuali si nasconde, infatti, il bisogno di scongiurare attraverso l’offesa, il sopruso e la paura, il potere immenso che si cela in ogni donna. Il potere della Vergine che, vittoriosa, pone il piede sulla testa del Serpente Antico.
L’Islam, in quanto eco distorto di una antica trascendenza, ha il sacrosanto terrore di questo potere. Per questo si è irrigidito in un patriarcato duro e violento di cui il burka, la preclusione di qualsiasi diritto alle donne, la lapidazione della vittima in caso di stupro e l’imposizione della poligamia non sono, come si vorrebbe fare credere, delle patologiche distorsioni del messaggio originario, bensì l’inevitabile degenerazione di una tensione spirituale oramai morta e che sopravvive come mummia di se stessa.
Tuttavia, è questa Entità Morta che sta tentando di infettare il cuore già asfittico dell’Europa colpendola là dove ancora potrebbe opporre una pericolosa resistenza: nel corpo della donna. E spero sia chiaro a tutti i miei lettori che l’Entità Morta responsabile di quest’ultimo ignobile attacco alle speranze di resurrezione spirituale della Mitteleuropa non va necessariamente identificata nei rappresentanti di una nazionalità piuttosto che di un'altra, bensì nello spirito morto che da sempre anima gli uomini ottusi. Ancor fossero di pelle bianca, biondi e con gli occhi azzurri. Tuttavia, è doveroso ammettere come una predisposizione cultural-religiosa si esprima nell’arabismo e in quasi tutti coloro che vi sono stati educati. Se non altro come giustificazione rituale dei propri atti, anziché come colpa grave per crimini che meriterebbero di essere severamente puniti.
La libertà della donna avrebbe bisogno di essere salvata dall’uomo-eroe moderno. E protetta! Perché dalla sua salvezza dipende quella del suo salvatore e di tutta quanto l’umanità.
Quando i Principi Sauditi confinano le proprie donne dentro le quattro mura della propria casa e impediscono loro di uscire se non rigorosamente nascoste dal burka e accompagnate da un uomo, mentre loro - i Principi - si dilettano in orge inenarrabili con prostitute d’alto bordo fatte venire con jet privati da Parigi o da Berlino, più o meno inconsciamente sanno che cosa stanno facendo. Stanno infettando l’Occidente, il loro acerrimo nemico che, se si svegliasse, potrebbe distruggerli con un solo sguardo. Il loro nemico è l’uomo europeo che fosse capace di sperimentare nella propria immanenza la trascendenza del “Io sono l’Io sono”.
È a questo mistero cui allude Rudolf Steiner quando svela il genio segreto della lingua tedesca che nel pronome “Io” (Ich, in tedesco) si collega direttamente al Cristo (I-Ch = Jesus Christus). Come se il genio stesso del linguaggio premesse affinché l’uomo centro-europeo potesse realizzare: “Non Io, ma il Cristo in me”, come autentica e reale esperienza interiore.
Nel tempo presente pochi esseri in Occidente sono arrivati a sviluppare fino in fondo l’anima cosciente, ma il rischio c’è e per questo motivo gli Ostacolatori dell’evoluzione umana devono premunirsi spingendo i portatori inconsci di un’arcaica conoscenza sovrasensibile a umiliare e violare le donne occidentali. Perché in ogni donna giace dormiente, prigioniera o sepolta la prefigurazione immaginifica della Vergine-Sofia. Che tale deve restare, se il Male vuol sopravvivere.
E sia chiaro che non immagino neanche lontanamente che tutti questi fatti, nel loro valore occulto, siano agiti dai vari attori con predisposizione e in piena coscienza. Purtroppo, da questo punto di vista, aggressori e aggrediti, siamo tutti burattini. Almeno per ora.
Di fatto, l’Europa di oggi sta soffocando tra le spire del Serpente di Midgard: l’unione dei suoi popoli è stata resa una farsa da istituzioni che non rappresentano assolutamente nulla e da una moneta unica che ha generato solo la speculazione degli stati più forti sui più deboli. Con l’inevitabile ritorno di odio reattivo. La cultura languisce, sotto gli sferzanti attacchi della seduzione tecnologica e l’abbattimento di qualunque confine etico. I padroni della grande finanza anglo-americana, attraverso la corruzione di tutti i capi di stato europei, stanno per aggredire e distruggere quelle poche conquiste di trasparenza e onestà dei mercati che, conquistate in un recente passato, ancora a stento sopravvivono. L’intimidimento delle donne europee, la diminuzione delle loro ordinarie libertà di movimento e di espressione – quelle stesse cui alludeva, condannandole, il nostro vergognoso politicante Matteo Salvini, all’indomani dei fatti del capodanno 2016 - la loro pur parziale segregazione per vergogna, paura e sgomento, potrebbero rappresentare una nuova battaglia vinta dai nostri comuni nemici. Che non sono, lo ripeto ancora per amor di chiarezza, i numerosi singoli immigrati arabi con il proprio carico di miserie o di odio, bensì quegli Esseri Ostacolatori che hanno infiacchito il nostro pensiero di uomini occidentali.

In realtà i veri responsabili siamo tutti noi, uomini occidentali, perché tutti noi siamo divenuti intellettualmente e spiritualmente impotenti.
A) È un’impotenza intellettuale quella che ci impedisce di comprendere, fino in fondo, verità che alcuni degli stessi intellettuali arabi riconoscono, e cioè che:
- "Il rapporto con la donna - come denuncia Kamel Daoud (non a caso condannato a morte da una fatwa lanciatagli contro dall’Imam Abdelfattah Hamadache Zeraoui) - rappresenta il nodo gordiano del mondo di Allah, ove la donna è negata, uccisa, velata, rinchiusa e posseduta. [Perché] è l'incarnazione di un desiderio necessario, per quanto ritenuto colpevole di un crimine orribile: la vita”.
La vita umana e la realtà del mondo, infatti, per l’Islam sono un inganno, un crimine; l’unica verità è quella trascendente di Allah.
La donna - continua Daoud - è la posta in gioco senza volerlo, sacralità senza rispetto per la propria persona, desiderio di tutti senza un desiderio proprio. Il suo corpo è il luogo dove tutti si incontrano. È questa la libertà che il rifugiato, l'immigrato desidera ma non accetta".
B) È invece una grave impotenza spirituale quella che ci impedisce di vedere il vero volto del nostro Nemico e fa sì che, contro di lui, schieriamo combattenti deboli e vulnerabili, perché divisi da mille opinionismi, sdolcinati buonismi, manierismi politichesi o, quel che è peggio, vacui spiritualismi d’altri tempi. Peccato che senza un pensare chiaro e redento dalla propria riflessità, senza un’autentica realizzazione interiore della spiritualità dell’Io, non si andrà da nessuna parte e nessuna battaglia potrà mai essere vinta. E qualunque stratagemma, per quanto ingegnoso o politicamente corretto, cozzerà contro i suoi stessi limiti.

Perciò, devo ammetterlo… Sì, devo proprio confessarlo: non vedo per il momento grandi possibilità di opposizione al Nemico che incalza se non quello della testimonianza più lucida possibile e dell’attesa paziente che, nel tempo e nella più fitta oscurità della buia notte di questa nostra anima occidentale, la “Vergine vestita di sole” torni a partorire in tutti noi una scintilla di Luce. Che è poi il mistero della Pentecoste.

“In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno…"  Mc 3,28 - 30