giovedì 21 ottobre 2021


Perché a noi?



Con questo breve articolo vorrei riproporre le provocatorie parole che il mio caro amico Piero Cammerinesi ha indirizzato a quanti percorrono un cammino interiore di conoscenza:

“Se non noi, chi? Se non adesso, quando?”

Solo che vorrei tracciarne una visione parallela, diretta perciò a tutti coloro, e sono molti, che nella situazione odierna piuttosto che trovarsi si stanno perdendo.

Perché solo noi italiani, tra i tanti popoli europei, stiamo subendo senza quasi protestare, salvo pochissime eccezioni, pesantissime vessazioni e l’abrogazione dei principali diritti costituzionali? Perché la maggior parte di noi italiani accetta misure sanitarie demenziali e l’obbligo di un tracciamento elettronico che consegnerà le nostre vite nelle mani di un Potere se non proprio Diabolico di sicuro criminale? Perché solo da noi tanta violenza?

È anche vero che negli altri paesi europei la popolazione è più ubbidiente e disciplinata. Notizie che giungono privatamente (visto che i mass media europei sono tutti allineati) racconterebbero che nei paesi scandinavi, così come anche in Danimarca, pur senza alcun ricatto da parte dei vari governi, la popolazione si sottomette volentieri a ignobili sistemi di tracciamento delle proprie vite (fisiche, economiche e politiche). La fiducia nel proprio Stato, tipica dei popoli nordici, non sarebbe perciò da ostacolo all’introduzione soft e progressiva del trans-umanesimo voluto dalle élite di Potere che vogliono dominare il mondo.

Il popolo italiano, al contrario, è sempre stato individualista, ribelle e spesso imprevedibile nei sistemi di aggiramento di qualunque legge o costrizione. E questo potrebbe spiegare perché coloro che in Italia hanno raggiunto il Potere pur senza alcuna legittimazione politica stiano ora esprimendo una violenza senza precedenti e senza confronti con altre nazioni. Lo spirito spregiudicato, beffardo e irriverente dell’Italia doveva essere piegato e asservito, probabilmente per fungere da monito e da modello. 

Ma allora perché, sempre in Italia, tanta acquiescenza di popolo?

Dove è finita e perché l’italica disubbidienza?

Come è potuto accadere?

Certo… i motivi per l’abominio che stiamo vivendo sono molteplici e complessi, implicando elementi politici, economici, culturali, storici e religiosi, e mai mi sognerei di poter essere esaustivo nell’affrontarlo. Ma volendo osservarlo da un punto di vista psicologico, mi sento di poter addurre ulteriori elementi a quanti già esaminati durante questi ultimi anni.

Subito dopo il mese di marzo del 2019, infatti, ben prima che medici e ricercatori indipendenti facessero chiarezza sulla possibile origine ingegneristica del nuovo virus, sulla infondatezza del protocollo ufficiale di cura (tachipirina e vigile attesa) e avanzassero pesanti sospetti sui sieri antigenici sperimentali proposti e imposti dal nostro governo, e ancora prima che venisse rilevata l’assoluta efficacia curativa di farmaci alternativi testati da oltre cinquant’anni (come ad esempio la colchicina, l’idrossiclorochina e l’ivermectina), ben prima di tutto questo mi ero già sentito in dovere di scrivere brevi articoli e di partecipare a trasmissioni di radio indipendenti nel tentativo di illustrare quante e quali manipolazioni psicologiche fossero state messe in atto dai detentori del potere.

Insieme a molti altri professionisti del mio settore, colleghi più o meno famosi che avevano intuito l’inganno attraverso considerazioni del tutto autonome e indipendenti, mi ritrovai così a denunciare come ci fosse un tentativo in atto di amplificare a dismisura paura e panico tra la popolazione così da poterla poi irretire in una sorta di Racconto Unico, o Pensiero Dominante, all’interno del quale sottomettere e poi annichilire quella dimensione di libertà potenziale (fisica, animica e spirituale) che dovrebbe essere considerata il tratto precipuo del nostro essere uomini.

Mostrai, o almeno tentai di mostrare, come i mass media implementassero e poi cavalcassero impunemente il terrore della morte, tratto distintivo e annichilente in una civiltà materialistica come la nostra, come usassero e abusassero della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) per scardinare qualunque possibile riflessione autonoma e indipendente sul presunto fenomeno pandemico in atto e, infine, creassero ad arte i presupposti per quella divisione e opposizione tra le persone (divide et impera) che, come sempre, avrebbe permesso agli uomini di potere di condannare e perseguire chiunque si fosse allontanato da quel Racconto Unico a cui tutti avrebbero dovuto uniformarsi. 

Nei mesi successivi mostrai, o ancora una volta tentai di mostrare, come alla base del processo di irretimento della coscienza collettiva di un intero popolo ci fosse stata l’attivazione criminale di un meccanismo ben conosciuto da qualunque operatore del mio settore: quello della Dissonanza Cognitiva. Che in brevi e sintetiche parole potrebbe essere descritto come l’impossibilità per la quasi totalità delle persone di sostenere pensieri diversi da quelli sostenuti dal pensiero collettivo dominante, soprattutto se quei pensieri avrebbero poi dovuto riconoscere e denunciare intenzioni e comportamenti talmente aberranti nei propri simili da sfidare qualunque credibilità.

Di fatto, la maggior parte della popolazione italiana condivide le posizioni dell’attuale ignobile governo e sembra quasi non avvedersi della immane violenza esercitata per tacitare o altrimenti per stroncare qualunque voce di protesta o di opposizione. Pochissimi si avvedono, infatti, della mega-corruzione che ha tacitato il dissenso politico, resa complice la magistratura, ingannato la sanità e istigato alla menzogna tutti i mass media nazionali, senza alcuna eccezione.

Perché proprio a noi? Sulla base di quali meccanismi cognitivi?

Proverò a dare delle parziali risposte, iniziando da una affermazione che susciterà una immediata indignazione nella maggior parte dei miei lettori: il problema inizia dal fatto che tutti noi, uomini moderni occidentali, non siamo quasi mai i soggetti protagonisti e attivi del nostro proprio pensare… bensì ne siamo passivamente condizionati. La verità è che noi “siamo pensati”! 

Noi siamo pensati dalle nostre simpatie e antipatie, dalle nostre emozioni (siano esse basali o nobili o addirittura elevate), dalle ideologie che abbiamo creduto di poter riconoscere come giuste ed oggettive, dai nostri mille condizionamenti culturali, dai prìncipi con cui siamo stati allevati e chi più ne ha più ne metta. Noi “siamo pensati” da tutti questi moti animici per la maggior parte del tempo in cui siamo svegli e il nostro io, che lo si voglia ammettere oppure no, è oggetto passivo di tali automatismi cognitivi.

Questo è il motivo per cui, intuitivamente, quasi tutti noi riconosciamo dignità e valore al pensiero matematico perché, pur avvicinandosi soltanto al pensare puro, tuttavia esso garantisce una minima oggettività di sviluppo concettuale. Data una certa equazione o un dato problema geometrico, si può star certi che più ricercatori, una volta esclusa qualunque deriva di giudizio sulle proprie o sulle altrui capacità di esecuzione (Sei sicuro di saper contare? Io sono più bravo e più veloce di te… ecc.…), prima o poi arriverebbero tutti allo stesso identico risultato.

Ovvio che nella vita di tutti i giorni nessuno potrebbe porsi costantemente come soggetto attivo e padrone assoluto del proprio processo cognitivo; tutti partiamo da una visione del mondo (Weltanschauung) non necessariamente verificata, a volte addirittura inconsapevole, e così siamo posseduti da pensieri che ci attraversano e ci condizionano nonostante le nostre migliori buone intenzioni. Per dirla tutta, e fino in fondo, solo nella concentrazione interiore o nella meditazione, e a prezzo di un consapevole sforzo, l’Io si pone come soggetto del proprio pensare, imparando a svolgerlo fuori da qualsivoglia condizionamento come strumento della propria attività conoscitiva. Solo così si può arrivare a sperimentare un “pensare puro” che in rari ed eccezionali ricercatori può arrivare a rivelare la sua natura spirituale in quanto vero e proprio “Pensare Vivente”. Un “Pensare” che solo a questo livello di esperienza interiore l’Io del ricercatore può arrivare infine a contemplare senza più identificarvisi. Solo a questo livello l’Io è l’Io che dovrebbe essere, cioè a dire un soggetto libero da erronee identificazioni con il pensare che pensa.

Nella speranza di essere stato chiaro nei presupposti enunciati, e pregando il mio lettore di tenerli ben fissi al centro della propria consapevolezza, si potrebbe ora passare ad osservare cosa accade nelle situazioni di ordinaria condizione di veglia.

Cominciamo con il dire che, in realtà, tutti dovremmo essere educati a pensare prima di supporre di saperlo fare più che bene, senza bisogno di chiedere aiuto a chicchessia, e senza dover osservare almeno alcune regole basilari. E invece siamo tutti convinti di saper pensare in maniera autonoma e di saperlo fare più che bene. E ci arrabbiamo in malo modo quando qualcuno si permette di osservare che, forse, non siamo così tanto padroni del nostro pensiero... o che forse i nostri pensieri sono stati condizionati. Purtroppo, però, così è, come ho specificato all’inizio di questo articoletto, e la nuda e cruda verità è che noi piuttosto siamo pensati dai nostri moti di simpatia e antipatia, di emozione e sentimento se non addirittura dai nostri impulsi più oscuri (in quanto assai prossimi alla fisicità biologica). La condizione ordinaria di tutti noi non è perciò quella di essere dei veri e propri Io, cioè a dire soggetti protagonisti assoluti del nostro pensare, bensì di essere degli Io sognanti, nella cui coscienza vengono a svolgersi pensieri che non ci appartengono ma con i quali, ahimè, ci identifichiamo.

Dunque, non: “Sono… dunque penso!”

Bensì ancora: “Penso… dunque sono!” di cartesiana memoria, senza accorgersi dove e come compaia quel “penso…” né, tantomeno, Chi sia il soggetto che lo attiva (o promuove).

Stando così le cose, in una società come quella italiana nella quale la cultura è stata fatta a pezzi da decenni e i mass media (TV, Radio e Giornali tutti) hanno seminato a piene mani menzogne e falsità di tutti i tipi, hanno creato celebrità insulse (fondate sul mito dell’estetica, del narcisismo e dell’arroganza tipica dell’ignoranza), e confuso i piani di un qualunque dibattito portandolo sull’ingiuria, sulla diffamazione e sul sarcasmo triviale  anziché sul confronto delle conoscenze e delle idee, in una società come questa è stato facile promuovere un Racconto Unico seminando il terrore della morte e propagandando menzogne e facili slogan che chiunque, in un qualunque momento, avrebbe potuto ripetere a pappagallo.

Ecco così spiegata l’efficacia del neo-linguaggio, con i suoi: “Andrà tutto bene”, “Distanziamento sociale”, “Sacrificio etico”… oppure: “Complottisti”, “Negazionisti”, “No-Vax”, “Fascisti”…

Ma il bello (o l’osceno, a seconda dei punti di vista) devo ancora descriverlo. Perché, come ho scritto all’inizio, come è possibile che nessuno si sia accorto delle assurdità che circolano sui giornali, nei programmi televisivi o nelle trasmissioni radio? Come è possibile che nessuno avanzi il sospetto che, forse, come nazione fondamentalmente anarchica (anche se nella forma peggiore che si possa immaginare), l’Italia stia facendo da cavia per testare fin dove possa arrivare la violenza scatenata del Potere Assoluto della scellerata élite di Davos?

Purtroppo, è presto detto: tutto ciò è possibile perché una volta intrapresa la deriva di accettazione del Racconto Unico, le persone si sono convinte di aver partorito in maniera originale e autonoma i propri pensieri in merito all’attuale situazione e, come sempre avviene, per un meccanismo automatico della coscienza ordinaria, in quei pensieri si sono identificati.

Non: “Io provo ad elaborare e a verificare questo o quel pensiero”, bensì: “Io sono questo o quel pensiero”, perché, del resto, in me l’ho partorito, elaborato e liberamente verificato.

Il risultato è la violenza aggressiva sempre pronta a scatenarsi in tutti coloro che hanno finito per aderire al Racconto Comune non appena qualcuno osi anche solo alla lontana mettere in dubbio i convincimenti da lui così acquisiti. Perché la negazione delle loro presunte verità equivarrebbe alla negazione del loro proprio Io: non tanto “il tuo pensiero potrebbe essere sbagliato”, quanto piuttosto: “Tu sei sbagliato”. Non a caso, nei primi tempi della pandemia, quando ancora non erano chiari tutti i complessi meccanismi psichici coinvolti nel fenomeno che tutti stavamo vivendo, molti di noi hanno perso amici e conoscenti vari solo perché, increduli, hanno gridato loro: 

“Ehiiii, svegliatevi… ma non vi accorgete di cosa stia accadendo?”

In effetti, era un vero e proprio insulto. Ancora più insopportabile perché chi lo subiva sentiva denigrato il proprio Io che, nel frattempo, con il Pensiero Unico si era andato identificando.

Per questo, oggi, non è possibile interloquire più con nessuno a meno ché non sia già stato colto dal dubbio e sia riuscito a disidentificare il proprio soggetto interiore pensante dai pensieri che intende esaminare.

Per risolvere una equazione di primo grado (come questa, ad esempio: 2x + 7 = x + 2) due o più persone non avrebbero alcun bisogno di arrabbiarsi o di dare in escandescenze se anche fossero giunte a conclusioni diverse; basterebbe mettersi di buon grado e, soprattutto, tutti insieme a verificare i vari passaggi fino a trovare la verità matematica finale.

Le situazioni sociali, come ad esempio quella che stiamo vivendo, sono di sicuro più complesse e diversamente articolate, ma non sarebbero poi così dissimili da quella su riportata come esempio.

Ma così non accade perché tutte le più efficaci strategie sono state usate per manipolare la libera elaborazione del pensiero della popolazione italiana. 

Pensare costa fatica! Pensare costa una fatica immane e, in più, occorre essere disposti ad un lavorio senza fine, perché la Verità è un Essere-in- continuo-movimento, e le parziali verità che di volta in volta noi intuiamo sul piano terreno necessitano di essere ri-messe in discussione, come giustamente sentenzia uno dei principi basilari del metodo scientifico (Popper: una teoria può dirsi scientifica solo se falsificabile, altrimenti è un dogma). E, come se non bastasse, per poter pensare in maniera libera occorre saper vincere indicibili forze di inerzia personali nonché altre, immancabili, di opposizione aggressiva esterna.

Ma se pensare costa fatica, una fatica ancora maggiore dovrebbe affrontare chiunque fosse così onesto con se stesso da riconoscere il dubbio: “E se mi fossi sbagliato?” “Se fossi stato un ingenuo e non mi fossi accorto del raggiro in cui sono caduto?”.

Non c’è dubbio alcuno che ben poche persone posseggano oggi una tale forza di umiltà e coerenza interiore. Una volta intrapresa un’idea, per quanto in seguito essa possa mostrare la sua vacuità, sarà estremamente difficile rinnegarla, riconoscere di essersi ingannato e di essersi addirittura identificati con essa.

Come se non bastasse, nell’attuale situazione storica, dopo due anni di reclusioni (look down) proibizioni e vessazioni di varia natura, la debole coscienza collettiva italiana ancora si crogiola nell’illusione di poter tornare alle precedenti libertà accettando “miseri e innocui” piccoli sacrifici: cosa vuoi che sia una punturina? Che problema vuoi che rappresenti la mascherina? Può essere mai una difficoltà accettare il tracciamento elettronico?

L’importante è poter tornare a fare i propri comodi: andare a lavorare e poi vedersi con gli amici al ristorante o in discoteca, al cinema o a teatro, tornare a viaggiare. In fondo siamo già controllati attraverso cellulari, social e carte di credito… e, soprattutto, noi gente per bene non abbiamo alcunché da nascondere o di cui vergognarci.

La pochezza, la cecità e il qualunquismo di questi pensieri sono equiparabili soltanto alla “nudità della vita biologica” (Giorgio Agamben) che senza accorgersene propugnano. Vivere per vivere! Anche senza scopi o chissà quali significati… tutto può essere accettato, purché si rimanga vivi in un mondo senza perché alcuno.

Ora spero con queste mie riflessioni di aver in minima parte contribuito alla ben più complessa risposta che possa un giorno spiegare in maniera esaustiva la domanda: “Perché proprio a noi?”

L’anima di popolo italiana è asociale, furfantesca, irriverente, egoistica, anarchica pur senza riconoscerlo… ma anche creativa, sfrontata, libertaria e capace di improvvisi e gratuiti slanci eroici. Troppo pericolosa e imprevedibile per qualunque regime dittatoriale. Doveva essere piegata, stuprata e annichilita, obnubilata e costretta in catene… e così offerta alla platea globale. Umiliata e resa inerme, risulterà da monito per chiunque altro.

Al raggiungimento di questo obbiettivo sono stati destinati milioni di euro per corrompere e comprare o ricattare chiunque fosse congeniale allo scopo. I migliori e più perversi ingegni sono stati utilizzati per realizzare la programmazione di un colossal cinematografico che non ha precedenti nella storia umana, mentre alla regia, alle luci e ai suoni dello spettacolo sono stati inviati involucri dalle sembianze umane il cui violento istinto predatorio ricorda quello dei grandi sauri carnivori dell’epoca Mesozoica.

Non resta che attendere: lo scontro è in atto… e bisognerà vedere se e quando l’anima Bella e Addormentata del popolo italiano riuscirà a svegliarsi.

Perché una cosa è certa: qualunque sarà l’esito dell’epico scontro, alle fine la responsabilità sarà da attribuire tutta – e sottolineo tutta – alle capacità di coscienza dell’anima italiana.

 

Piero Priorini